IL COCOON FA 100

Sven Vath è una delle figure che più hanno caratterizzato la Techno in Europa. Un predestinato la cui biografia è ricca di aneddotti sul confine del mitologico.
Concentrandoci soltanto sugli anni 2000, il biondo di Obertshausen ha creato un impero sotto il brand Cocoon gestendo: una casa discografica, un club, un’agenzia di booking, svariati festival, un party settimanale all’Amnesia di Ibiza.
A livello musicale fino al 2005 non è esagerato parlare di influenza dominante: se un disco era suonato da Sven, per quanto sconosciuto o bizzarro potesse essere, sarebbe diventato un successo (chiedere a T.Raumschmiere la cui tamarrissima Monster Truck Driver divenne una hit killer).
Vogliamo contare quanti Dj gli devono lo status di superstar? Senza le sue lezioni di business Hawtin non si sarebbe mai fatto ricrescere i capelli (ed il conto in banca), Ricardo Villalobos e Luciano sono altri due nomi a cui chiedere quanto valesse stare nelle sue playlists, ma di esempi ce ne sono davvero tanti.
Purtroppo poi a causa dell’avvento della minimal per le masse, e di un giro d’affari ormai troppo imponente per mantenere quegli standard qualitativi, la barca ha iniziato a fare acqua scoprendo tutti i suoi punti deboli, fino ad arrivare alla chiusura del Cocoon club di Francoforte lo scorso anno (alla cui festa d’addio Sven non partecipò nemmeno).
Eppure nonostante le cose siano irrimediabilmente cambiate, l’amore per il djing e la musica di Vath non sono mai stati messi in discussione.
E’ incredibile come ogni volta riesca ad instaurare un legame empatico con il pubblico, ed anche i più critici sanno che durante il set ci sarà un momento in cui metterà un disco solo per loro.
Per quanto alla label è giunto un compleanno importante: la centesima release, celebrata con un doppio cd e triplo vinile da collezione.
Gli artisti coinvolti, ad essere onesti, non suscitano di primo acchito grandi emozioni dato che li conosciamo già molto bene e sappiamo cosa possono offrire.
Certo fa piacere rivedere Legowelt da queste parti, perchè la riconoscenza paga sempre, e In the Dawn of Light ci prova a ruggire come Disco Rout.
Ovvia la presenza di Villalobos, la cui Arild strazia voci nel solito tunnel di beats rotondi e nervosi, mentre Loco Dice, Lawrence, Secret Cinema, Popof, e Timo Maas sono scontati e basta.
Belle invece le progressioni melodiche di Minilogue, Gregor Tresher & Petar Dundov, Recognition aka Jacek Sienkiewicz.
Il resto per la verità non colpisce troppo rispecchiando di fatto l’andamento attuale dell’etichetta.

Fonte: Federico Spadavecchia

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